TRANSFORMATION IN LAW AND ADVOCACY

ADVOCACY FOR WHOM AND WHAT KIND OF?

Il ruolo degli avvocati come elemento del movimento per la trasformazione sociale

Il ruolo degli avvocati è destinato a crescere esponenzialmente all’interno della crisi e delle inevitabili conflittualità sociali in praticamente tutti gli Stati.

Tale inevitabile accrescimento del ruolo degli avvocati è determinato dalla crisi verticale delle economie capitaliste, che si ripercuote in tutto il pianeta. Di tale crisi la pandemia costituisce solo l’ultimo aspetto, anche se si tratta di un fenomeno impressionante per gli effetti tragici che sta producendo in tutto il pianeta. Assistiamo peraltro anche a un inasprimento delle condizioni di vita, coll’aumento delle diseguaglianze, della disoccupazione, della precarietà. Le donne sono emarginate, sfruttate e vittima di violenze sistematiche. I centri imperialistici in crisi rilanciano politiche aggressive, aumentano la produzione di armamenti che distribuiscono in tutto il mondo, moltiplicando il pericolo di guerre. Incombe la crisi ambientale terminale, col riscaldamento globale e altri fenomeni di degrado che mettono a rischio la vita in zone sempre più estese del pianeta.

Cosa possono fare gli avvocati e i giuristi in genere di fronte a una situazione così disperata? Essi appartengono, a ben vedere, a una specie particolarmente qualificata di difensori dei diritti umani. Essi fanno leva sull’evidente contraddizione tra la lettera dei testi giuridici e la triste realtà che, ogni giorno, porta la negazione sempre più vasta e irrimediabile di ogni diritto.

Le norme del diritto internazionale affermano il diritto all’autodeterminazione dei popoli, l’eguaglianza fra gli Stati, il ripudio della guerra, la salvaguardia dei diritti umani appartenenti alle varie categorie, da quelli civili e politici, a quelli economici e sociali, a quelli alla pace, all’ambiente e all’informazione, peraltro tra loro collegati strettamente.

I principi contenuti in molte Costituizioni proclamano a loro volta una serie di diritti inviolabili delle persone, sia individuali che collettivi, e si ispirano, sia pure in forme tra loro differenti, all’ideale della democrazia intesa come partecipazione dei singoli all’organizzazione e alle scelte della sfera pubblica.

Ma, di fatto, sia molti Stati che moltissimi enti privati calpestano ogni giorno queste norme e questi principi. La prassi dello sfruttamento, dell’emarginazione e della discriminazione diverge in modo platelamente evidente da quanto affermato dalle norme.

Compito di avvocati e giuristi che non si rassegnano al ruolo di pedine del sistema, più o meno ben pagate, è quindi quello di sottolineare tali contraddizioni e di operare per il loro superamento. Ma guai se essi ritenessero che il superamento sia possibile esclusivamente operando negli interstizi del sistema giuridico.

E’ certamente di importanza fondamentale assicurare una difesa legale sempre più efficiente ed effettiva a tutte le vittime del sistema capitalistico. Così come è necessario esplorare senza sosta tutte le strade che sono aperte all’azione giuridica. Ma siamo ben consapevoli del fatto che questa opera meritoria rischia di cadere nel vuoto se non si accompagna a un radicamento degli avvocati e dei giuristi nel seno stesso delle organizzazioni popolari e a un’azione coordinata in modo crescente e sempre più preciso con tali organizzazioni.

Abbiamo creato il Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia/Gruppo d’intervento giuridico internazionale (CRED/GIGI) per dare contenuti sempre più concreti e precisi a questa esigenza di fondo, per non lasciare il pianeta e i nostri Paesi in balia del “mercato” ovvero delle forze del capitalismo e dei regimi loro asserviti.

Il CRED/GIGI è composto di avvocate/i e giuriste/i basate/i in Italia ed altri Paesi, come Brasile e Spagna. Abbiamo voluto dare una netta impronta internazionale alla nostra esperienza perché a nostro avviso una lotta sarà vincente e davvero alternativa solo se pensata, organizzata e praticata sul piano internazionale. Siamo particolarmente orgogliose/i dei nostri solidi rapporti coi governi progressisti dell’America Latina (Cuba, Nicaragua, Venezuela), del nostro impegno per la liberazione e la vittoria del presidente operaio brasiliano Lula, vittima dell’ingiustizia e del complotto di giudici indegni e corrotti.

Ma il nostro impegno principale è ovviamente quello che svolgiamo nel nostro Paese per dare concretezza ed applicazione pratica ai diritti dei settori subalterni e fragili della società, oggi esposti più che mai ai colpi della crisi e del capitalismo.

Notevoli esempi in questo senso ci vengono dall’esperienza turca. Le varie organizzazioni di avvocati progressisti e rivoluzionari sono state in grado per tutta una fase di svolgere quest’azione di raccordo colle organizzazioni popolari, rappresentandone in modo efficace le istanze a livello giudiziario e promuovendo proposte volte a rigenerare dalle fondamenta l’organizzazione politica, sociale ed economica del Paese.

Il regime turco, a cui capo è oggi il presidente Erdogan, ha capito molto bene il pericolo che la saldatura tra avvocati progressisti e rivoluzionari, da un lato, ed organizzazioni popolari, dall’altro, rappresenta per la continuità dell’ingiusto e disumano sistema che esso ha instaurato in diretto collegamento coi centri del potere imperialistico.

Ne è conseguita la brutale repressione che ha visto l’arresto e la condanna a pesanti pene detentive di molte avvocate  e molti avvocati, gettati in carcere solo per aver voluto esercitare senza remore ed in modo deontologicamente corretto la propria professione. Del resto non solo gli avvocati e le avvocate sono stati incarcerati, ma anche appartenenti a numerose altre professioni, come pure gli intellettuali in genere e ovviamente i leader e le leader dei movimenti di opposizione ad ogni livello.

Ciò dimostra la natura profondamente antidemocratica del regime turco e la necessità di costruire una forte e capillare solidarietà con i coraggiosi operatori e le coraggiose operatrici del diritto che in Turchia sfidano ogni giorno il carcere per affermare principi e diritti di civiltà giuridica incontestabile.

La lotta delle avvocate e degli avvocati progressisti della Turchia riveste quindi un’importanza fondamentale, non solo per il loro Paese, ma per tutto il Mediterraneo e tutto il mondo. Per questo abbiamo partecipato in modo solidale alle mobilitazioni a sostegno delle avvocate e degli avvocati progressisti turchi, assistendo come osservatori internazionali agli ingiusti e farseschi processi contro di loro. Nel nome di Ebru Timtik e dei nostri compagni e compagne imprigionati continueremo  a farlo.

In conclusione vogliamo ribadire con grande chiarezza che il ruolo degli avvocati e delle avvocate progressisti, in tutto il mondo, ha senso solo se iscrive nella prospettiva oggi più che mai necessaria ed urgente, della trasformazione socialista dell’intero pianeta. 

Roma, 26 marzo 2021     

Fabio Marcelli

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